La prima volta

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La stagione secca non è più quella di una volta qui in Indonesia. Il cambiamento climatico riguarda anche e soprattutto questo angolo della Terra.
L’altra notte si è abbattuta una forte precipitazione seguita da forti venti, provocando una reazione allergica a Giulia. Come conseguenza, ieri mattina Giulia è rimasta a casa a rimettersi in forza, mentre io insieme a Pak Irin e altri due insegnanti siamo andati a visitare una scuola elementare di circa 800 studenti.
Non era la mia prima volta, qui in Indonesia di scuole ne abbiamo visitate un bel po’, al punto che durante il tragitto per arrivare alla scuola, nonostante fossi senza Giulia, mi sentivo pronto a incontrare una “massa” di energia trasmessami all’univoco da centinaia di bambini tra i sei e gli undici anni. Non appena varcata la soglia del cancello della scuola mi accorgo che avevo sbagliato a fare i calcoli. Sono stato praticamente preso d’assalto sotto il controllo inerme degli insegnanti. Quei bambini hanno fatto a gara per potermi toccare, sfiorare, dirmi il loro nome, farmi una foto e strappare addiritutra un mio autografo, manco fossi una star di Hollywood o un calciatore famoso… faccio ancora tuttora fatica a capire perché in quella scuola i bambini hanno scelto di rompere le righe, violare il registro di accoglienza, disobbedire di fronte alle regole e alla disciplina dettate dal sistema scolastico indonesiano. Magari era la prima volta per quei bambini vedere un bule (straniero di pelle bianca)… una prima volta che per me non poteva ridursi a un mero fattore numerico.

Il giorno prima, i due insegnanti della scuola ospitante (da me subito rinominati il gatto e la volpe, per il loro essere buffi) sono venuti presso la scuola SMP MU dove insegnamo inglese, per formalizzare l’invito. Non potevo lasciare passare un’altra opportunità di mediazione culturale in una semplice passerella o set fotografico. Il loro codice culturale oramai l’ho intuito e forte delle esperienze passate in altre scuole e del supporto di Pak Irin, mi faccio avanti con una proposta da loro subito recepita: “Posso insegnare a cucinare ai bambini il più famoso, il più semplice, il più efficace dei piatti italiani? Spaghetti al pomodoro!” Dopo averli informati degli ingredienti necessari,  il giorno dopo la scuola elementare allestisce un mini banchetto nel cortile principale con tanto di microfono, cucinino, padella e pentola. Il resto poi è andato da se…

Dietro la preparazione di un piatto di pasta si è creato un legame con quei bambini, non solo basato come all’inizio dell’incontro su selfie e autografi, ma sulla concretizzazione di un aspetto della mia cultura nel loro spazio sociale. È stata la prima volta per loro e per me, non solo infrangere la differenza che ci divide nei tratti somatici, bensì tessere aspetti della cultura italiana senza la necessità di mediare con una lingua franca come l’inglese.  Cosa che oggigiorno non è  affatto scontata.

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It was the first time..

Although it’s dry season here, there has been a heavy thunderstorm the other night, followed by heavy winds that caused an allergy attack to Giulia. Therefore, yesterday morning she stayed at home to recover while Pak Irin, other two teachers of the SMP MU school and myself went to visit an elementary school with approx. 800 students.

It wasn’t my first time, we have visited several schools since our arrival. Even if Giulia wasn’t with me, I felt confident to meet the energy of hundreds of children between six and eleven years. As soon as we got there I realized I didn’t know what was coming to me. I have been almost “assaulted” by the children while the teachers were looking at me nonchalantly. The students were curious to touch me, tell me their name, take a photo with me and even get an autograph, as if I was some kind of Hollywood celebrity! I am still confused as of why these children broke the welcoming rules imposed by the school. Maybe it was the first time for them seeing a bule (foreigner)… It was the first time and it had to be special.

The day before, two teachers of the elementary school came to the SMP MU where we are volunteerign as English teachers to invite us to visit their school. I didn’t want to miss the chance of experiencing a real cultural exchange, I therefore suggested to cook for the students the easiest, most famous dish of italian cuisine: pasta al pomodoro (=with tomato sauce). They immediatly acepted, and the day after they had prepared on a small table in the school playground all the necessary ingredients, cooking stove, pot and pans and a microphone.

While cooking, I felt a stronger bound with the students, not only based on selfies and autographs, but also based on a more concrete aspect of my culture.It was the first time, for them and for me, to exchange aspects about our culture without having to mediate in English language, which nowadays is taken for granted.

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