Semarang – città dai più volti

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Semarang  è una città di 1,4  milioni di abitanti, situata sulla costa settentrionale di Java centrale. Appena siamo scesi dal treno abbiamo notato nella sua architettura l’eredità coloniale lasciata dagli olandesi e nei lineamenti somatici delle persone l’influenza cinese. Non a caso Semarang è la cittá che conta la comunità cinese più grande dell’indonesia.

Inizialmente eravamo molto restii a provare il cibo di strada (dato il dubbioso livello di igiene) ma poi, un po’ la fame accumalata nei giorni precendenti, un po’ l’idea del “massì sono tutti anticorpi”, ci siamo lasciati andare al mercato notturno di Semawang (ndr inizia già alle 18.30), dove un simpatico vecchino col codino ci ha convinto coi suoi gentili modi a provare le prelibatezze del suo baldacchino a conduzionne familiare. Da lì si sono aperte le danze: il Siomai  (raviolini ripieni di qualche tipo di carne leggermente speziati al vapore),  lo Skelap (conchiglie fritte a forma tonda, stile cozza), Ora Ari  (riso, uova, gamberetti (il tutto fritto) e chi più ne ha piú ne metta, il Sate Campur (spiedini di qualsiasi parte, anche quella che stai immaginando ma non vorresti sapere, di capra fatti alla brace).

Così continuando l’iter culinario (ancora non ci è venuta la temuta “squaraus”) abbiamo deciso di soffermarci a Semarang per una seconda notte.
Oggi siamo casualmente imbattutti in una rara cerimonia funebre buddista con chiari connotati hinduisti mentre curiosavamo nel tempio Tay Kak Sie.

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Una famiglia stava commemorando la morte del capostipite bruciando una casa di carta (non abbiamo ben capito cosa simboleggiasse). La cerimonia si è conclusa con  i membri della famiglia disposti in cerchio per rompere i cocci con cui avevano spento le ultime fiamme sulle ceneri.

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Per ultimo è da segnalare come in questa cittá la convivneza tra la religione buddista e quella musulmana si svolge in maniera del tutto spontanea e serena. Non possiamo dimenticare l’immagine di quel signore di etnia cinese che sdraiato sulla sua Becak  (una bici-taxi molto diffusa ) sotto l’ombra di un minareto, comincia a sbadigliare appena comincia il canto della preghiera delle 17.

Semarang – multiples sides of one city

Semarang is a city on the northern coast of Java, 1.4 million people live here. One of the first things we noticed the colonial style in the architecture left behind from the Dutch and the Chinese features in the peoples faces. This city hosts the biggest Chinese community in Indonesia.
At first we were a bit reluctant on trying the street food (mainly because of the low level of hygiene) but we changed or mind very soon thinking that it would all reinforce our himmune system and also because we were starting to get hungry. A lovely old man convinced us to let ourselves loose at the night market (…which btw starts at 6.30pm) and try the delicacies his family run booth was selling: Siomai, Skelap, Ora Ari, Sate Campur.

The night continued in a evry pleasant way and we still don’t see signs of diahrrea, we therefore decided to stay here for a second night.
Today we casually ran into a rare funeral ceremony while we were browsing at the Tay Kak Sie temple.

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A family was commemorating the death of their forefather by burning a house made of paper (we didn’t quite catch the meaning of it). The ceremony ended when the members of the family gathered around the ashed of the house, poured water from several crocks and then broke them into the ashes.

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In Semarang, the muslim and buddhist religion live side by side in a very peaceful way, as an emblematic scene we saw today: an old man was lying on his becak (a taxi-bike very much used here) and started yawning and fell asleep right when a minaret started the 5pm prayer.
Next stop: Surabaya!
Proxima estación: Surabaya !!! (cit.)

4 pensieri riguardo “Semarang – città dai più volti

  1. Bello! !! wow che bell’idea bloggare sui viaggi si bravo hai tutta la mia ammirazione. io lavoro col social media marketing considera.. e posso darti dei consigli a livello di consulenza 🙂 Bon voyage… anche io viaggio sempre as soon as i can. Grandissimo. un abbraccio dalla capitale

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